venerdì 9 ottobre 2009

Di che pasta sono (A straight story)

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A magna’ e beve… avevo appena messo lo zafferano nelle salsicce che friggevano sbriciolate. Da parte l’acqua bolliva e gli spaghetti ci ballavano dentro. Stappo il bianco, due dita a svaporare. Fra poco la panna quando bussano al citofono. Non è il momento, quello del magna’ e beve, di pigiare pulsanti altrui. In genere non rispondo né al telefono né al citofono, ma siccome non aspettavo nessuno ho dovuto farlo – non so se mi spiego. All’altro capo una voce educata ma accorata, con accento che dapprima mi è parso sforzato nella dizione, toscaneggiante avrebbe detto mia nonna la sarta quando a inventare abiti si credeva emancipata. La voce mi chiedeva se avessi tempo, cinque minuti. A due minuti è scesa saputo della panna. Ho pensato ai testimoni di geova: orario, educazione e fastidio: tre indizi una prova. Sfioro il vaffanculo perché già la religione… poi farne un porta a porta già basta Lourdes da Vespa con regolarità da medicinale. Ma di colpo mi pare cosa poco nuova, il timbro, l’accento: forse veicolato da Vespa più che mendicante fede mi pare mendichi e basta: la voce di un venditore. Sto a sentire. La parlata dell’uomo al citofono è fatta di una bocca che si dilata poco, che prende gli spazi per articolare i suoni sgusciando lateralmente in basso, e palato e lingua sono a stretto contatto come legati da olii. Non capisco, non riconosco, ma quasi ce l’ho. Nel frattempo mi concentro sul contenuto del messaggio, dovessi trarne spie… Mi dice il tizio che è venuto a spiegarmi certe sue vicende processuali, roba di due cause su a Milano, due farse, dice, che bisogna andare avanti, spiegare in televisione e alla radio, che gli italiani sono con lui, e allora c’è da sbugiardare per mostrare la pasta… che ci si gasa… que viva l’Italia… con la pasta… col gas…
La pasta, il gas. Ci sono. Finalmente capisco: o è un venditore ambulante o lo schema della digestione.

12 commenti:

enne ha detto...

Come ho scritto su FB, pur non essendo mai stata una fan di B.(quello delle feci fresche), sto assistendo con una lieve forma di nausea alle feste irriverenti organizzate da tanta gente.
E mi chiedo se l'Italia è questa.
Niente di personale, eh?

'o munaciello ha detto...

Sai, enne, la titolarità del festeggiamento, dell'attitudine al festeggiamento, non coincide necessariamente con la proprietà dei luoghi e dei mezzi in cui da trent'anni sculettano perizomi ad ogni ora. Berlusconi ha festeggiato tanto, tantissimo. Sembra quasi aver solo festeggiato, prima con Gelli, poi con Craxi, poi con Dell'Utri e gli amici degli amici. Quindi niente di male che festeggino un pò gli altri. No, a me non da la nausea. Pluralismo ludico, chamiamolo così.

enne ha detto...

Dimentichi che a festeggiare con Gelli e con Craxi non c'era solo B, e che i suoi festini (discutibili, per carità), se li sia organizzati a casa sua. Vero è che abbiamo due ministre in odor di "troieria", ma la festa da popolino bavoso e forcaiolo mi diverte poco comunque.
Tu lo chiami pluralismo ludico?
Mah.

'o munaciello ha detto...

Con Gelli hanno festeggiato in tanti, sì. Che poi in tanti, di quelle feste, ne siano crepati poco importa in argomento. Così come non m'importa dei festini e degli olezzi delle troie, nel senso: beato chi può pagare.
Però temo che il popolino bavoso - quello diminutivo, quello minuto e forse anche un pò forcaiolo - ora non sia esattamente fra quelli che festeggiano (anche se preferirei parlare di un pregustare la festa, che presto o tardi arriverà).
Credo che "popolino" sia qualifica che si guadagni sul campo, una promozione (o retrocessione) dopo anni di fedele assuefazione e inzombimento telecomunicativo.
Quanto alla forca.. beh, considerate le condizioni pietose in cui versa la mia generazione, quelle appena precedenti e chissà quante altre successive, credo che semplicemente ci sia mancato il coraggio di brandirla davvero.

crapula club ha detto...

scusate, il blog é autarchico, senza dubbio. pero' mi pare proprio il contrario del popolino.
Enne, scusa, scorri due post, ed arriverai ad un masterpiece di semiologia:

"Ora, la forza dell’icona è la sua capacità di ossessionare in virtù di quell’attimo esteso nell’immaginazione"

Il caso Berlusconi merita di essere inteso cosi' radicalmente, mi pare

Ugolino Stramini ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Ugolino Stramini ha detto...

ENNE, l'italiano, il popolino, come lo chiami tu, sta tra piazza Venezia e Piazzale Loreto; ora, che a te e a me e ad altri possa restarci più simpatica una bella piazza di Roma che uno squallido piazzale di Milano ci sta tutto; ma il popolino è lo stesso; nel XVIII secolo in Francia qualcuno sventolò la forca (in realtà era una ghigliottina, ma conta poco) e ci finì lui. Ora il nostro Berlusconi aizza il popolino di piazza Venezia contro i giudici e tutti quelli di sinistra (basta non osannarlo per esserlo, quindi attenta anche tu) e non capisce che lo manda verso Piazzale Loreto.

'o munaciello ha detto...

CRAPULA, sono lusingato dal tuo parere, davvero. E ancora di più dal fatto che condividi il tenore.

'o munaciello ha detto...

UGOLINO, ci infili benissimo la storia. Spesso si pensa che aver letto Levi a dodici anni assicuri in maniera automatica una coscienza storica, come un vaccino all'oblio che talvolta finisce per essere un'anestesia alla verità.
"Il popolino sta fra piazza Venezia e Piazzale Loreto", poi, questa me la segno e un giorno giurerò di averla pensata io.
;P

Ugolino Stramini ha detto...

Tu, come al solito, mi lusinchi l'anca (cit. 'o munaciello)

Levi a 12 anni mi rifiutai, ma mi è passato davanti agli occhi anche oggi in libreria. Per adesso mi nutro di letteratura russa, poi vedremo.

Anonimo ha detto...

Geova-bunker

Quello che avviene REALMENTE dietro le quinte del forum filocattolico contro i testimoni di Geova

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Ugolino Stramini ha detto...

Alla faccia, questo anonimo ha ottimi gusti; ricordavo questo scambio ma non avrei saputo dove trovarlo; un giorno mi farai credere che l'hai pensato tu.
Un abbraccio forte :-)