giovedì 1 ottobre 2009

Inglorious Basterds

Una volta c’era il teatro della crudeltà. Tante parole spese in suo onore, un trattato persino (“Il teatro e il suo doppio” di Antonin Artaud) dove piuttosto in dettaglio si dice cosa un autore debba fare per far correre i brividi lungo schiena dello spettatore : tutto fuorchè ucciderlo, minacciarlo di morte seduta stante. Quante opere, però, tale tradizione ha prodotto? Poche.
Carmelo Bene ne ha tratto sicura ispirazione; nelle sue opere però il gioco intellettuale della dissociazione, l’occhio fisso all’osservanza del modello teorico prevale sempre, in qualche modo, sul flusso del testo. Ci si interroga e ci si specchia, una sincope continua.
Da anni invece Tarantino ci offre una versione sua propria di tale tradizione il cui epicentro, fiotti di pomodoro a parte, è l’elemento narrativo - e tuttavia in modo peculiare.
La cornice della sua ultima opera, Inglorious Basterds, è piuttosto definita: la Francia, e Parigi, durante l’occupazione nazista (1941-1944). Quattro elementi, sugli altri, ne fanno il tessuto narrativo: la peripezia – il gioco continuo del caso, ed inestinta fonte d’ironia.
Il ritmo – il nocciolo duro dell’opera: il richiamo delle parti, la composizione e l’alternanza dei tempi scenici, la ricchezza organica. Ed inoltre, la musica: iperbole, ossimoro, strumento ansiogeno o viceversa dilatatore di spazi.
I dialoghi - anche qui: densità; alternanza e varietà di registri, in alcuni casi all’interno di una stessa scena. Lo stile è aulico, basso, carico di riferimenti e figure concettuali o sporco come una carie tra i denti.
La regia, infine – la misura della rappresentazione: gli interventi improvvisi del narratore, i cambi di prospettiva, la coesistenza di diversi gradi di scrittura.
Questo film pare voglia restare in superficie, accontentarsi di parlare agli istinti fisiologici piuttosto che a quelli intellettuali. Eppure a guardarlo sconcerta l’arsenale d’ironia con cui viene tessuta ogni scena, recitata ogni battuta, ed infine ripresa e ribaltata persino la storia, quasi fosse quest’ultima solo un mero pretesto – e si tratta di una storia piuttosto cara alla civiltà occidentale.
C’è poi una libertà creativa rara, che da un respiro ampio, satiresco alla cosa: uno si chiede allora – e dovrebbe chiederlo a Sofocle – se l’elemento splatter, i fiotti di sangue e le incisioni della carne non concorrano a rinnovare il concetto di ironia tragica.
Al Fahridi

16 commenti:

gians ha detto...

Mi rimane un dubbio, come fai ad averlo già visto. ;)

'o munaciello ha detto...

:)
Non l'ho scritto io questo meraviglioso testo, Gians, ma Al Fahridi, un amico, un limpidissimo amico forse iraniano (ma lui preferisce "persiano") che vive nell'Europa settentrionazza.

Al Fahridi ha detto...

Questo vuol dire, Gians, che il testo ha sciolto tutti gli altri dubbi - o no? :)

'o munaciello ha detto...

Fahr, ho intravisto Tarantino di passaggio su tv italiana in palinsesto governativamente dubbio se non inviso. Beh, geniaccio frenetico maniaco decocainato, parlava esattamente di tortura per lo spettatore, ed era prontissimo, prontissimo ancor prima che gli fosse tradotto, a cogliere i motivi della risata del pubblico e a coprirla con la sua.
Il cinema non nasce con lui, ma se ingenuamente viene da pensarlo vuol dire che rinasce con lui.

Tess ha detto...

bueno

gians ha detto...

Direi di si, anche perchè, pensa tu, nonostante io lavori per il cinema, non riuscirò a vederlo presso la catena per cui presto la mia professione. Incredibile a dirsi, la Medusa cinema, proprietaria di 25 multiplex in Italia, non noleggerà la pellicola alla Universal, per beghe sui prezzi, manco fosse un chilo di patate. Sono molto triste. ;)

alfridi ha detto...

viva la pirateria, allora, Gians. il fim merita un paio di visioni senza dubbio. c'é una cosa che mi sorprende sempre in tarantino - quasi di goduria godere - é un epica comica, non so nemmeno come definirla esattamente...cmq suggerisco anche di vederlo in lingua originale ( e non per formalismo quanto per differenziale di goduria: ci sono anche scene in italiano)

gians ha detto...

I film in lingua originale, fanno parte di una delle mie battaglie. Concordo con te.

Al fahridi ha detto...

Quando esce il film in Italia?

al fahrisi ha detto...

visto che nessuno risponde alla mia pur innocua pregunta - ed io di mio mi scoccio di cercare - confesso che sto testo avrei voluto intitolarlo: "la vendetta di Sion". poi la mia futura sposa, esperta di arabo-palestini mi ha convinto che di tale ironia ne avrei riso solo io. siccome col muna sono mesi che ci si dice "bisogna parlare anche agli altri, non solo a se stessi", ho deciso di autocensurarmi.

egine ha detto...

mentre leggo, vedo anche il film cosi distratto
dal tuo racconto, godo il film due volte, ora torno al film

|bp| ha detto...

Alf, ti hanno lasciato senza risposte...
qui il fil è uscito venerdì e noi lo abbiamo visto ieri pomeriggio. Al muna l'ardua sentenza!

al fahridi ha detto...

e speriamo non concordi allora...

|bp| ha detto...

mhmh, non aggiungo altro

Al fahridi ha detto...

quindi? in attesa di commenti munacielli? proprio nessuni? Dov'é darioski?
cheers

'o munaciello ha detto...

AL, sto ragionandoci. Ne scriverò appena ho tempo e gana. Penso che hai visto giusto: musica, oltre a fare iperboli capita addirittura che tagli, seghi, stracci la solennità, cioè mi è parso che - già poco propenso di suo - ora indugi ancora meno sugli attimi melensi pur trattandoli. Un pathos rapido, da fibra ottica.
Poi la regia: cazzo, ci sono un paio di piani sequenza assurdi: nell'androne del cinema fa una cosa che forse solo hitchcock con molto sforzo...

In complesso credo davvero, come dice brad pitt nell'ultima battuta del film, che questo sia il suo capolavoro. Ma solo finché non farà il prossimo. Ha trovato l'equilibrio giusto tra lo show e l'arguzia. C'è dell'intelligenza formidabile in tutto il film: la reazione di Landa alla battuta sull'alpinismo? hai presente? e la rapida lettura della figura di king kong, buttata lì con leggerezza e cinismo proprio oggi che c'è obama. Grande.