domenica 30 maggio 2010

sabato 29 maggio 2010

Non ho nessun potere

Scusassero gli amici. Sto lavorando come un mulo.

mercoledì 21 aprile 2010

Super Mario King Kong

Nel campo si esulta tutti come bimbi. Solo uno c’ha il broncio sopra ai muscoli. Leva la maglia appena tiepida di sudore, e la scaglia all’erba. Balotelli. Le cose grandi sono grandi nei dettagli specie alla resa dei conti: un attimo prima che scoppi lo stallo nei Basterds di Tarantino, Deiter Hellstrom dice che King Kong è la storia dei neri d’America. A quest’altra resa, cosa dice Balotelli? Vaffanculo, dice. Niente da fare. Il ragazzo è il selvaggio. La scintilla che lo fa andare di tacco in sombrero, è la stessa che gli impone di guardare agli spalti. Non tollerando disapprovazione alcuna, dimostra di faticare a riconoscere una strana consuetudine dello spettacolo. Quella che permette ogni rimostranza al pagante. Non ci sta, il selvaggio, nella regola. Si sbatte, si dimena, ne caccia guerre a oltranza. Fa come King Kong: si ribella al flash.

sabato 20 febbraio 2010

sanremo è una cosa seria

A far caciara su sanremo, ‘sti boccaloni, che sarebbe uno show senza musica. Niente di più miope. Questa manifestazione è vanto e sunto nazionale, e la canzone italiana è talmente centrale che tutti gli elementi che parrebbero indirizzare il festival verso il puro show, ad un appena più attento colpo d’occhio, rientrano a corroborare la piena appartenenza tanto alla tradizione musicale nostrana quanto alla sua bella società.
Allora. Di artisti – quelli che l’arte la si spreme dall’intestino o dai testicoli, quelli autentici col sangue agli occhi – di artisti niente. Uno, il Morgan che vantava d’esserlo e pure maledetto fumando merda deprimente, il tizio s’è fermato prima di iniziare. La sua colpa è stata non aver tentato la sorte politica, ché il parlamento ha maggior comprensione in materia di coca. È sintomo della necessità di ostentare l’estremo in un paese in cui trionfa il medio. Ma il medio ha potere, quando ti schiaccia lascia in terra pattume levigato. Fortuna che almeno l’anima sua – pensa il crackaro – è andata a infilarsi in un ragazzotto con gli occhi truccati e la voce diabolica.
Poi c’è quello dei bimbi piccioni, i picciotti viaggiatori, che deve aver studiato qualche bignami di musica leggera. Ha messo un’orecchia sulla paginetta dei cantautori impegnati dei ’60 - ’70. Ha notato la ricerca del tema attuale, il vecchi trucco del pungolo di coscienza. Allora ha preso l’unghia del quinto dito di De Andrè, un boccolo di Gaetano, li ha imbottiti del favore e della sete dei media, e mano al mattarello ne ha impastato una caccoletta verde pisello. Ha detto che il tema trattato era forte, e gli italiani ne hanno avuto fiducia. Son buoni i piselli. Non si sono accorti che si tornava a dondolarsi su una sciapa forma d’amore, o forse gli è piaciuto così. L’amore trionfa, viva la fica della Mondello!
Poi c’è il Filiberto nazionale. Col suo muso lesso, raccomandato dal nanerottolo che cantava cazzi africani e con l’aiuto d’un povero tenore crocifisso per la patria, ha scritto e cantato una robaccia pornografica. Una roba intimamente monarchica e vergognosamente anacronistica. La bandiera ha sventolato in una cripta, la sua stoffa è mangime ai ratti. In soccorso arriva un generale di lungo corso prossimo all’ultima battaglia: si sa del patriottismo vincolato al pallone. Lippi presenta la canzone, la spiega. La sua esegesi avrà guadagnato gli applausi di Materazzi, Totti, Gattuso, ma sembrerebbe contro il regolamento. Pertanto anche Moggi avrà acclamato. Lodato sia il marmetto di Craxi.
Filiberto con gatto e volpe passa il turno soffiando il posto a gente di musica e teatro come D’Angelo, a gente dalla storia lunga – e ultimamente esoterica – come Ruggeri, a gente come il giovin Moro – che pur confuso e superficiale aveva provato a fare una roba di protesta. Ora mi auguro che i tre vincano. Lo so, farnetico. In genere le cose vengono messe a posto tagliando il porno dal podio, così la credibilità si salva pur mantenendo alto l’ascolto. Invece no. Sarebbe bello che d’ora in avanti le schifezze andassero fino in fondo compreso di sciacquone. Filiberto ha da vincere. Il popolino che l’ha votato se lo merita. È giusto. È premio sudato come il cavaliere. Comincio a credere che vada bene così. Quando gli Italiani… anzi, quando gli italiani votano abboccano alle truffe più grossolane e scelgono puntualmente il peggio. Probabilmente sarebbe opportuno ridurre il numero dei votanti in qualunque ambito siano chiamati ad esprimersi. Ispessire i filtri. Il cigno non piace affatto ai maiali. Se proprio non gli viene di grugnire, è bene si riempia le gote di merda.
Me cago en la puta madre que nos pariò!

sabato 13 febbraio 2010

remake di un vecio film

Ethan e Joel, premiata ditta, hanno fatto il remake di "Fratello, dove sei?" ("Brother, where art thou?") innovandolo ampiamente. Il mito resta. Non si rincorre più Itaca ma le belle Sodoma e Gomorra. Ammazza, aò!

mercoledì 20 gennaio 2010

lunedì 18 gennaio 2010

nudo di donna a caso

world wide paint
"nudo di donna a caso"

"Vivid figures sticking to my mind. A dancing princess: in the right hand, her head cut off, no blood."
Thousand wrapped up spirits, A.Z.

domenica 17 gennaio 2010

Gli orfanelli negri di Haiti

Come bastasse la montatura rossa a farsi vicino ai molti
Non ne sono certo, ma temo che questi angioletti dalla pelle gianduia e dagli occhioni languidi finiranno per crescere. Gli verrano braccia sode e nerchie nerborute. Finiranno per vendere hashish nei parchi cittadini e stuprare le poche donne bianche che scampano agli stupri dei parenti nelle mura domestiche. E poi un giorno, fra gli aranci calabresi o i pomodori agroaversani, scopriremo che tutta questa umanità avremmo fatto meglio a infilarcela nel culo.

giovedì 14 gennaio 2010

un mondo nuovo e fantastico

Questa cacchina ce l'avevo pronta da un po'. Mi brontolava nel tenue e non calava perchè mi intasavano certe coliche burocratiche. Ora il mio l'ho fatto, per il resto provvederà la segreteria dell'università. Quindi pare proprio che fra non molto mi laurei. Insomma, posso cacare adesso. E 'nto o culo l'attualità.

mercoledì 13 gennaio 2010

difendiamo questi sporchi negri

Feltri crede che il capolarato non sarebbe possibile a Busto Arsizio, migliaia di liberi cittadini si ribellerebbero. Evidentemente finge di ignorare alcune elementari ragioni storico culturali che fanno linfa nel Paese. Ogni borghesia piglia l’arroganza del luogo e la moltiplica per la sua ricchezza. In questo nord Africa diventa mafietta.
La maschera di Feltri ha fini editoriali, dunque commerciali, e in questo sistema opera da fuoriclasse. La passione che manda lo rende puro oltre ogni finzione. Pare difenderli gli extracomunitari, pare esserne parte, e li chiama negri per enfatizzare la sua purezza. Ma quando chi indossa la maschera del provocatore esprime due concetti in uno, non è dato sapere in quale dei due abbia infilato il paradosso.