martedì 1 luglio 2008

sulla poesia, catena

L’incatenatore è Giorgio. Non posso esimermi. Ma, visti i suoi gusti, e sapendo i miei, gli darò dispiacere.
Il primo punto è l’elenco dei nomi di cinque poeti di cui si è innamorati. Questa non è l’epoca della poesia: la poesia è un balzo senza protezione, una scelta totale senza compromessi; questa è l’epoca dei compromessi; questa non è l’epoca della poesia. Inoltre, il mio tempo soggettivo non è il tempo della poesia. Il tempo della poesia è il momento d’ebbrezza soggettiva, forse l’adolescenza. Questa epoca è l’esaltazione della facilità compositiva, e il mio tempo soggettivo ne risulta intossicato, nauseato. L’istruzione bene o male impartita e ricevuta, la cancellazione dell’analfabetismo, ciò potenzia ogni singola voce: legittima alla penna. Ciascuno può indagare, stendere – ancor più che la forma è aperta o disintegrata. Questa epoca generalizzando la poesia l’ha uccisa. I cinque nomi che faccio sono allora scorie del mio tempo vergine, quello in cui ero io solo con il libro, candele e spinelli adolescenziali, nuovi condotti: Verlaine, Rimbaud, Gòngora, Garcia Lorca, Neruda (ah si indigna il bel Giorgio!), il Rafael Alberti di Sobre Los Angeles (non il trombone comunista). Ma non sono amori né innamoramenti. L’amore è necessità di prendere e penetrare. Forse solo in Lorca entrerei.
Il secondo punto vuole che si citino versi dei poeti di sopra. Inizio con Explico Algunas Cosas, da “Espana En el Corazòn” di Neruda, della quale metto solo inizio e fine per ragioni di impazienza mia cronica:
Chiederete: ma dove sono i lillà?
E la metafisica coperta di papaveri?
E la pioggia che fitta colpiva
Le sue parole, riempiendole
Di buchi e uccelli?
(…)
Generali
Traditori:
Guardate la mia casa morta,
Guardata la Spagna spezzata:
Però da ogni casa morta esce metallo ardente
Invece di fiori,
Da ogni foro della Spagna
La Spagna esce,
Da ogni bambino morto esce un fucile con occhi,
Da ogni crimine nascono proiettili
Che un giorno troveranno il bersaglio
Del vostro cuore.

Chiederete: perché la tua poesia
Non ci parla del sogno, delle foglie,
Dei grandi vulcani del paese dove sei nato?

Venite a vedere il sangue per le strade,
Venite a vedere
Il sangue per le strade,
Venite a vedere il sangue

Per le strade!

******


Continuo e finisco con La Aurora, da “Poeta en Nueva York” di Garcia Lorca:
L’aurora di New York ha
Quattro colonne di fango
E un uragano di negre colombe
Che guazzano nelle acque putride.

L’aurora di New York geme
Sulle immense scale
Cercando fra le lische
Tuberose di angoscia disegnata.

L’aurora viene e nessuno la riceve in bocca
Perché non c’è domani né speranza possibile.
A volte le monete in sciami furiosi
Trapassano e divorano bambini abbandonati.

I primi che escono capiscono con le loro ossa
Che non vi saranno paradisi né amori sfogliati;
sanno che vanno nel fango di numeri e di leggi,
nei giochi senz’arte, in sudori infruttuosi.

La luce è sepolta con catene e rumori
In impudica sfida di scienza senza radici.
Nei sobborghi c’è gente che vacilla insonne
Appena uscita da un naufragio di sangue.

Il terzo punto della catena chiede un proprio componimento. Fino ai diciotto diciannove anni avevo dimestichezza con poesie incolte. Consideravo la poesia un servizio di scolo per eccessi d’identità, come se la scrittura consistesse in una cancellazione. Ho quaderni e quaderni di lampi che restano sepolti dal pudore, che si nutrono del buio e ne dipendono. Un immenso ginnasio d’immagini. Apro un quaderno a caso, ci sono disegni di calciatori, sparatorie diciassettenni, e c’è:

Veste su veste
Manna su manna

Bestie dal parto docile
Sodomizzano vergini agri

Fiato sfrontato
Derma accaldato

Gli uni sugli altri
Cedono i rami
Dai troppi frutti

Sbarcano su mari
D’uomini le terre
E la pioggia è sudore
E la pioggia è sudore

Il quarto punto della catena richiede un componimento brevissimo appositamente creato e pubblicato. Poche sere fa provavo a sgambettare in bici nella periferia napoletana finché ho capito che necessitavo di una preparazione di tattica militare ed adeguati strumenti topografici: i cumuli di immondizia vanno affrontati solo in ripida discesa: trovare percorsi che permettano salite pulite: scansare le strade che collegano i piccoli centri: sono discariche inconsapevoli. Avevo intenzione di scriverne un post. Ma credo che sia una buona occasione per la penultima mia poesia (mi riservo l’idea dell’ultima poesia per quando non avrò più affanni):

Notte fresca,
putrida notte fresca.
Verdi digestioni dei neonati
incollano all’asfalto il sebo dei pini in agonia,
spine di latta, birra a pisciate, ombre di spigole
spicchi d’ombra.
Intestini di lattughe vestono ruggine,
ogni umore ha un materasso ingravidato
quando tre cani freschi
- putridi cani freschi
pelli di lana antica e costole d’ottone-
specchiano nell’olio delle narici
un odore d’abbondanza
in disadorna morte.

9 commenti:

Ugolino Stramini ha detto...

Passo solo per ringraziarti della tua visita; ti aspettavo qualche post fa, ma so che eri impegnatissimo. Ti ho citato sul mio post dedicato al libro di Paolo Villaggio e ci terrei che lo vedessi.

Per le poesie ho deciso che finchè non ho finito il mio post della catena non leggerò le vostre per non farmi influenzare.
Appena posto torno e commento.

Ugolino Stramini ha detto...

Fatto il mio e assaporato il tuo.
Un dubbio: che fossimo destinati a non viver di poesia?

desaparecida ha detto...

grandioso il garcia lorca

GdS ha detto...

uaglio',Neruda non si può proprio sopportare. nasce per stupire, ma i versi mica devono stupire. pura epidermide.
quello godeva pure in esilio. beato a lui, ma da qui a fare il poeta ce ne vuole.
sull'uomo a nueva york nulla da dire. sul fatto che la poesia ancora ti colga... e lasciami qualche speranza. se qualche signore inferiore ai trenta ancora se ne ricorda noi poeti vintage magari siamo contenti, no?
(e comunque a Savini non ci piace neruda)

gians ha detto...

certo che a fare poesia fatichi parecchio, non per il risultato, ma per quanto ti è pesato. ciao ciro bello.

da ha detto...

Caro Ciro
ma quanto scrivi!!
sei come il grande Calamaro!!
tutto penna inchiostro...
e Calmamaro, appunto.
p.s. oggi ho corricchiato per 40 minuti... sembravo Alì Babà e i 40 Calamari.
buone vacanze!!
Darioskji

'o munaciello ha detto...

>>> ugolino, carissimo lo lessi il post, ora vengo a veder di poesia

>>> desa, è immenso

>>> gds, se neruda nasce per stupire allora manco a lui piace savini! però non credo nasca solo per stupire, cioè dante mica nasce solo per indottrinare? maradona mica nasce solo per pippare, mica solo per dribblare? è savini che nasce solo per rubare lo stipendio!

>>> da, eheh, io invece ho trovato un percorso senza munnezza - io sto sotto al vesuvio, di spalle al vesuvio, alle falde del monte somma che un tempo fu vesuvio, bene, il percorso è salire e salire e salire per la prima mezz'ora, poi scendere... insomma, la giostra non è che faccia bene al corpo quanto alla testa

'o munaciello ha detto...

>>> gians, non è che mi pesi tanto, la pancia cioè, sono quasi perfetto, I've got the perfect body, I wanna a perfect soul

Anonimo ha detto...

y ya empezaba a estar harto/ de cagar blanco/ y no enterarme de una mierda