lunedì 23 febbraio 2009

s'è scapezzato oreste lionello: woody a pezzi

La morte di Oreste Lionello farà a pezzi Woody Allen più di quanto fosse disgregato il suo “Harry a pezzi”. Lo disarmerà di uno degli strumenti con cui l’attore opera l’arduo congiungimento fra la sua identità e quella del rappresentato: la voce. E che lo si voglia o no anche questa sciagura è una conseguenza del ventennio in camicie nere.
Il protezionismo culturale dei regimi fascisti in Italia e in Spagna ha imposto il doppiaggio dei film in lingua straniera proprio nel momento in cui il cinema s’accingeva ad essere riconosciuto come forma artistica, e un istante prima che s’affermasse come forma artistica fra le più popular. La nostra platea è stata dunque foraggiata di voci impostate, trattate con unguenti e pomate, recitate con solennità toscaneggiata al microfono buio di una saletta e poi montate sulla pellicola dei maestri francesi, spagnoli, americani. L’immediata conseguenza è stata una certa impreparazione di massa alla lingua straniera proprio per noi, Italiani, che sempre fummo a districarci tra ispanici, arabi, germanici e franchi. Impreparazione che, a differenza del nord Europa in cui c’è la sottotitolazione, provoca ulteriormente una “nuova” intolleranza (“nuova” in considerazione della nostra storia mediterranea) per il diverso o l’incomprensibile che non può essere scissa dalla disabitudine alla lingua straniera. L’ultima conseguenza è invece la mutezza di Woody Allen.
L’attore ha il compito, in contrasto con la realtà di finzione nella quale si muove, di convincere della fedeltà dello schermo, o quanto meno di com-muovere ad esso. Su queste due distinte vocazioni si fonda la differenza fra il successo popolare degli attori che esprimono, e il successo altrettanto popolare degli attori che vengono espressi; tra Sean Penn e Brad Pitt, per intenderci, o tra Servillo e Scamarcio. Ma il caso di Woody Allen è estraneo a questa dinamica perché, in rispondenza alla sua autarchia “morettina”, non esiste confine direttamente percepibile fra il rappresentante (l’attore), il rappresentato (il personaggio), il regista (l’architetto, l’autore del tratto del disegno), e lo sceneggiatore (colui che concepisce il disegno, il padreterno appunto). Proprio per questo la voce di Oreste Lionello è divenuta negli anni forza di gravità in Italia di un mondo che si presenta e si muove ed è Woody Allen. Indubbiamente sarà disponibile un altro doppiatore capace di balbettare, di accelerare e decelerare con violenza, di raffreddare il timbro. Ma quella simbiosi tutta strutturata di frenesia e inquietudine intellettiva, di squarci di debolezze e scivolate di cinismo, è stata fra Allen e Lionello un miracolo tecnico: il doppiatore non fa, ma è la voce. E se è la voce, il doppiatore è un pezzo. Forse quello principale: si tratta della gravità che radicava, ad esempio, Bob De Niro al fiotto rustico e sanguigno di Ferruccio Amendola e che, alla scomparsa del doppiatore, si è sfibrata come una muraglia di sabbia asciutta. Tanto che oggi, complici alcune scelte poco opportune, lo schermo non si rimpicciolisce più, come faceva un tempo, quando a recitare c’è De Niro. Così difficilmente ci sarà un doppiatore capace di sostituire Lionello, e non ne deriverà che una toppa cucita su una lacerazione della tela che a ogni attenta e partecipata visione non potrà camuffare i segni dell’ago e del filo, e i pezzi del Woody a pezzi.

4 commenti:

gians ha detto...

nonostante per lavoro, non faccia altro che elaborare le loro voci, non mi sono mai posto il problema, o meglio, la scuola dei doppiatori italiani, anche per quanto dici è di certo la migliore in assoluto, spero per me e per loro che continui ad esistere, il mio è un discorso di parte, che esula da quanto dici e che ritengo assolutamente fondato. un abbraccio ciro caro.

ilMaLe ha detto...

Caro Ciro, la morte di un grande doppiatore fa perdere all'attore doppiato una perte di sè (successe lo stesso con i vari De Niro, Stallone, Hoffman doppiati da Ferruccio Amendola). Però in Italia siamo gli unici che doppiano ancora i film. All'estero vige la ferrea legge della lingua originale. Allen poi ultimamente si limita a dirigere senza recitare. Anche se dovessi vederlo in futuro con un'altra voce mi cadrebbe un po'.

Anonimo ha detto...

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:-)

Tess ha detto...

Io Woody senza quella voce....
brrr, brividi