giovedì 18 dicembre 2008

cinemuna: saw V


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Germania 1989. Subito dopo la disgraziata caduta del muro di Berlino e, assieme, del comunismo, un giovane capomastro di origini campane s’impone a sorpresa nella disperata gara d’appalti per ricostruire il muro. Questo è il fondo a cui il regista torna più volte con un uso accecante del flash back, quasi a voler spiegare i motivi dell’utopia del protagonista – interpretato da un sofferente Totò Bassolino, privato, in questo ruolo, della sua consueta vis comica – che desidera una realtà più facile da leggere. Ma con uno scarto d’orgoglio il colpo di scena: il muro, pur ricostruito, non è tollerato dalle autorità tedesche, e Totò viene allontanato. Allora, di necessità virtù, il giovane muratore decide di tornare a casa sua e di portare con sé il muro per adagiarlo, di notte e nella cecità dei concittadini, attorno a sé stesso presso qualsiasi palazzo del potere nel quale egli vada quasi clandestinamente a dimorare. Riesce in tal modo a fabbricare un’autorità formidabile ma quasi invisibile, che proprio grazie alla sua opacità riesce a sopravvivere all’indolenza dei suoi sudditi i quali incappano in tranelli, buche, nodi vischiosi di reti, e finiscono per attribuire tali ostacoli ad una sorta di principio superiore retaggio di una certa filosofia ellenica. È in gioco la sopravvivenza. Un gioco duro che Totò gestisce separato dal mondo che abita grazie alla solidità di un vecchio muro di cui nessuno, per quanto forte questo sia, sa con precisione le coordinate geografiche. Il muro potrebbe essere proprio lì, accanto a uno qualunque degli spettatori: ma le sue sembianze sono naturali, mimetiche. Invisibili.

6 commenti:

gians ha detto...

non c'è peggior muro di quello dato dall'assuefazione, quando certe pratiche anche le più scorrette moralmente diventano la normalità, diventa impossibile distinguere l'aria fresca da quella stantia.

'o munaciello ha detto...

esatt'.
quest'è il senso.

davide ha detto...

non lo so, non mi convince sto attore, pare avere due espressioni soltanto: una con la poltrona e l'altra pure (semi-cit.)

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