martedì 24 giugno 2008

l'Italia fuori dai coglioni - ecco le eliminazioni dirette

Già è poco probabile vincere quattro partite di fila. Basti pensare che quattro partite di fila corrispondono, nei mondiali, a ottavi di finale, quarti, semifinale e finale. Insomma solo una squadra su trentadue ci riesce. Per contro, la squadra che addirittura vince le tre partite sbagliate, cioè quelle dei gironi, si pone nella scomoda condizione di verginità agonistica per la quale faticherà a penetrare la dimensione vita/morte propria dell’eliminazione diretta. Questa squadra, poco poco le capita di vincere l’esordio (il verbo debitore del caso non sottrae abilità, ma cerca la vera dinamica dello sport), gioca sul velluto la seconda partita. Il qual velluto le facilita le cose perché i piedi più sereni sono anche più precisi di quelli impauriti. La terza partita del girone, quando la squadra in questione ne avrà già vinte due, sarà giocata con le riserve e una nuova voglia giovane. Probabilmente sarà vinta. A quel punto nel primo turno ad eliminazione diretta si beccherà una squadra che ha fatto seconda nel suo gruppo, e che per ovvie ragioni ha dovuto, nell’ordine variabile, impattare con un pareggio o una sconfitta (e allora saprà meglio che le cose possono anche andare storte), e lottare coltello ai molari per passare il turno (allora conoscerà di se stessa i limiti, conoscerà quel dato momento epico in cui rabbia e paura organizzate plasmano ciò che si chiama reazione). Ma ci stiamo invischiando nell’idea, da lì il tono veridico, mentre basta una banale cacarella a cancellare quanto fin qui battuto. Dunque andiamo con ordine fin dentro i singoli casi, lasciando per ultimo la confutazione pratica alla teoria ora esposta.
Il Portogallo, gallina dalle uova d’oro quanto a puro talento, s’accorge di aver fatto la frittata con la Germania solo negli ultimi venti minuti della partita. Si scompone, impallidisce. Ronaldo d’improvviso si vede brutto, vagamente cafone e un po’ ridicolo. Il Portogallo spaesato si forza ad un gioco d’assedio che oltre ad essergli innaturale è del tutto sterile contro i due metri cadauno dei tedeschi. La Germania invece fa quello che ha sempre fatto: mai stata prodigio di tecnica, mediocre e barbara si compatta in un collettivo muscolare che opera di prepotenza. Sa perdere, sa recuperare, quindi sa vincere. Il Portogallo invece sa solo vincere, e se inizia a perdere gli sembra che Ercole abbia mollato i cieli proprio sul suo capo: dal fuggi-fuggi ne esce sconfitto.
Per Croazia-Turchia analogo discorso. I turchi ribaltano il risultato agli ultimi istanti già con la Svizzera e con la Repubblica Ceca. Figurarsi che capacità deflagrante avrà l’ultimo ribaltamento che coglie una Croazia talentuosa, organizzata, ma fiaccata dalle tre vittorie di fila, anche prestigiose, rimediate nel suo girone. Una distruzione talmente profonda da sradicare le meglio abilità dei Croati: finiscono per perdere ai rigori, proprio loro, di calcio facile e tecnica finissima, contro i turchi roditori di gioco e di caviglie come ogni balcano meridionale (leggasi Grecia a Euro 2002). La Turchia andrà ad affrontare la Germania in semifinale con l’intento di subire un gol al penultimo minuto e di farne due all’ultimo. Ce la farà. A meno che non stia già sotto di tre a fine primo tempo.
L’Olanda poi, sempre e comunque bella, trova del traditore Hiddink lo sgambetto beffardo. È olandese il coach russo, insegna un calcio veloce in attacco e solido in difesa che solo alla Spagna dell’esordio era capitato di frantumare – e del quale il Trapattoni eliminato in Corea avrebbe saputo parlarvi se non fosse stato concentrato sull’acqua santa. La Russia fa l’Olanda, con un alito di vodka nei giovani dribblomani, con un odore di ghiaccio nei difensori impettiti. L’Olanda fa l’Italia che ha giocato contro l’Olanda: ci prova. Ma quelli corrono tanto, sembrano coreani piccoli e rossi. L’Olanda ci prova ancora, prova a reggere, a ripartire, a segnare. Segna pure, ma una combinazione fegato-zigomo la mette knock out nei tempi supplementari. Non le riesce la quarta vittoria di fila perché s’è ammorbidita, perché s’è creduta bella, e il discorso vita/morte dell’eliminazione diretta non interessa ai belli.
L’Italia infine, si dirà della sua uscita a testa alta come se a perdere ai rigori non si perda. Ha per tutta la partita con la Spagna una fifa pazzesca, piange su Cannavaro, rimugina su Pirlo, non attacca ma si limita a punzecchiare senza cognizione: palla avanti e Dio si mostri. Finisce per affidarsi alla prospettiva rigori con l’animo con cui fece col Brasile a USA ’94, perdendo appunto, e con una testa a forza bassissima per la riluttanza all’azione; e Donadoni, che è brava persona, finisce fidandosi degli uomini: ma Toni è incantato, Di Natale è sfiduciato, Cassano è isolato. La Spagna almeno, che da sola smentisce il primo capoverso lassù, si sforza di premere, di studiare e di inventare spazi. Di giocare insomma, che visti gli azzurri è già tanto. Non sono chissà cosa le furie rosse, ampiamente tramortibili con un minimo di cattiveria, ma hanno volontà e raccolgono il giusto premio. Che ora, per bella carità, e per un alone di giustizia agonistica, vadano a spalmare Russia e Germania.

Ciro Monacella

Su LibMagazine poi, siamo lapidari riguardo agli esami di maturità:

4 commenti:

astrid ha detto...

che rosicataaaaaa!
Nardi non ha guardato i rigori domenica, ma ti rendi conto?

'o munaciello ha detto...

ahah, astrid io li ho guardati da molto lontano, da fuori alla porta, ero lì che fumavo perchè la piccola non prendesse già il vizio.. ma tenerone che sono diventato, manco un "chitemmuort" m'è scappato!

Anonimo ha detto...

Ecco, mentre tiravano i rigori pensavo proprio a ciruzzo bello. Lo sapevo che neanche lui li guardava.
Ciro ed io abbiamo vinto i mondiali ai rigori, insieme, di spalle. :-)

FN

Anonimo ha detto...

guagliu' io stavo nella mischia di spagnoli, li ho insultati per tre ore, quando di natale é andato sul dischetto tutti quanti sapevano che era un paisà, persino i padani cantavano vai paisà..li ho guardati di palle i rigori, per questo li ho persi
-
Alfredo