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venerdì 1 maggio 2009

il primonaggio e la bellezza americana

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Festa del lavoro. Al lavoro allegri. Per il lavoro, cioè. L’importazione del sogno americano ha reciso l’abbraccio degli ultimi. La costante è la penultima posizione, con buone prospettive di accedere alla terzultima ricacciando chi precede a pedate e tenendo a bada chi segue a gomitate. Questa è la storia dell’individuo. Homo homini… ma almeno il lupo ha il branco, e mal che vada un morso in gruppo ci scappa. Cococo è la gallina, con discreta dose di prudenza. A nove anni ero un bambino prudente. Nella discoteca del campeggio bambini più piccoli di me si tuffavano nel fumo a saltellare fra i più grandi. Io temevo l’aspetto ridicolo della faccenda perché non avevo voglia di fare baldoria, ma di fare qualcosa. Non sapevo cosa, ma quasi scoppiavo. I capelli delle ragazze rompevano le scie dei faretti con un disordine che solo le candele della via crucis con le navate del santuario. La prudenza nasceva dal timore che gli occhi di lei, una qualunque lei, capissero l’esplosione contenuta dai miei. Ora, questa versione acustica di quella canzone antica e popular – consumata, e quindi nascosta nei pori della memoria – riaccende la punta d’inquietudine di quelle rivoluzioni rimandate giù come una bolla di vomito. Poi tutto passò. Passa tutto quando si scopre la masturbazione.