giovedì 17 dicembre 2009

a morte chi non mi fa scrivere 'a morte'

Questi sono luoghi di finzione. In molte lingue, compresa l'imperante, l'atto del recitare è espresso con lo stesso verbo con cui si designa quello del giocare. Perfino del suonare. Io suono, gioco, recito. Interpreto, mi assento da me, in sostanza fingo altro. Non pochi fra quelli che dall'alto del ticchettio dei tasti si fanno cagnacci, appena spenta la spia del pc si leccano le piume cardellini. Che male c'è? Perchè, ce n'è? I migliori cantastorie sono bugiardi. La menzogna gli è necessità, istinto e tregua. Stanno meglio, o piuttosto evitano di stare peggio. E allo stesso modo chi li ascolta ne succhia il godimento. Neanche per un attimo ci chiediamo quanta falsità c'è nella violenza del buon Quentin. Neanche per un attimo dubitiamo che voglia solo fare il guappo, nè che lo spettatore, l'ascoltatore, il lettore, si infilino nella finzione per succhiarne, oltre al godimento, un modello comportamentale. Qualora lo pensassimo, sottovaluteremmo la specie. Da quando lo scimmione ha iniziato a chiacchierare ha contemporaneamente iniziato a selezionare forma e significato. Della parola e del gesto. Del gesto e del pensiero.
Ora, al dunque, internet fornisce la possibilità piccola e piuttosto falsina di farsi pubblici. Non proprio come Warhol intese, molto di meno per fortuna, ma molto di più. E non mi pare motivo sufficiente a discriminare la fantasia o la libertà espressiva dell'individuo il solo fatto che tale fantasia e tale libertà espressiva non siano sostenute da una qualsiasi major hollywoodiana. Cosa si teme? Forse che - pur ammettendo la natura goliardica dei gruppi che su facebook apologizzano reati - dietro la burla si inizi per puro caso a tramare sul serio, a organizzarsi? E anche in questo caso, dico, che male ci sarebbe? La morte delle ideologie, la domenica delle salme, unita a questo scipito bipolarismo, ha frantumato non le classi sociali, ma la semplice idea di esse. Resta l'individuo, e la sua personale tv di fronte al suo personale letto. Paralisi. Fiato trattenuto. Oro per il migliaio di pupazzi che posano le chiappe sul pizzo della piramide. Insomma, se tramite quella merdata di facebook qualche spirito dovesse comunicare con qualche altro, che male ci sarebbe? Elasticità, diamine! Siamo pur sempre i nipotini di Gelli!

3 commenti:

egine ha detto...

io concordo su tutto soprattutto sulla storia
dei cantastorie ladri cosi come i poeti sono
ladri e saccheggiano la realtà, tutto bene
anche sulla massima libertà che ti da la rete
che è solo un mezzo, però un passaparola
che segnali gli ignari o ignifughi che poi è la stessa cosa, non guasterebbe, cosi
come ce lo facciamo tra di noi quando ci
capita di nominare chessò Rutelli o Gasparri

Tess ha detto...

secondo me non sanno manco loro di cosa avere paura.Cariatidi

'o munaciello ha detto...

egine, ... mi sembrano quelli che vogliono a tutti i costi giocare a pallone con i paralitici (perdonami la metafora scorretta, ma mantieni il senso)

tess, hanno paura che finisca la bambagia