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mercoledì 23 aprile 2008

messaggio promozionale: la moona-tool!

Fai come me: se hai un debito o un credito verso qualcuno che non potrai mai incontrare – per motivi storici, o sociali, o introspettivi – fatti fare una vignetta che ritragga te e lui/lei/loro/quid e mettila come tool! Così ogni volta che aprirai questo remoto spazio virtuale (detto blogghe) te lo troverai di faccia e riderai, o sennò almeno non piangerai, o almeno vedrai qualcosa di colorato, o anche in bianco e nero a tua richiesta.
Ce n’è per tutti i gusti, per tutti i tipi, per tutte le turbe.
Come fare? Manda una mail all’indirizzo c.monacella@alice.it (è aggratis!) con ben specificato il nome e la professione del personaggio con cui vuoi essere schizzato, con ben specificato ciò che ti piace o che detesti del personaggio, e con allegata una foto in cui io possa chiaramente vedere il tuo volto (assicuro a tal proposito la massima discrezione, nel senso che ogni vignetta fatta è foto mai esistita: nenti vistu nenti sacciu).
Allora che aspetti? La vuoi la moona-tool? Scrivimi. Se sai scrivere.

moona-tool realizzate:



SalaDaTé
Precariamente
Ed il tempo crea eroi
Piano Sequenza


(in rigoroso ordine di prenotazione, mi pare)

martedì 11 marzo 2008

pazza pezza inter su radio munaciell'


sulle frequenze di Radio Munaciell'
Me Voy (trad. "io m'avvio")- canta el nino Fernando Torres

Come volevasi dimostrare è stata bistrattata la pezza, di più: usata a mappina dai reds. Ma non ci spiace. Non ci spiace perché lo sport è un sublime gioco che vuole disciplina, attenzione, grazia, agonismo, bellezza. La speranza non rientra. La speranza, come la fede, compete agli uomini che cercano l’ultraterreno. Farne 3 al Liverpool è moltiplicazione di pani e soprattutto di pesci. Di pesci. Quindi Mancini. La sua faccia è bollita, l’occhio è lesso, vagamente triglioso, i capelli ben curati giurano che lo specchio ha un suo ruolo anche nel calcio, anche nella panchina. Così che a guardarsi il ciuffo che gradualmente s’argenta ti scappa di considerare l’umanità da pollame di Burdisso, un difensore disarmato e disarmante che ha zucchero in zucca tanto poco è il sale. Questo Mancini non lo sa. L’avesse saputo l’avrebbe sostituito dopo il primo cartellino giallo, arretrando magari il leoncino argentino con le gambe d’acciaio xaviero e inserendo quel gran figo. Mannò, l’argento del ciuffo acceca, brilla e quasi cuoce, così la faccia si fa ancor più lessa. Però il pubblico dimostra grande dignità e applaude, e i cronisti, questa tronfia e bassa manovalanza dell’informazione, si gongolano nel trovar valori in atti automatici e privi di senso, “bravi ragazzi, clap, clap, clap, bravi, ragazzi bravi clap!”. I calciatori non s’azzuffano come a Valencia un anno fa. Si stringono le mani. Mi fanno pena. Pensano probabilmente alla Lamborghini che faceva un rumorino strano e ora sta dal meccanico. L’operaio in curva applaude, afferra un pretesto per sentir comunque di aver detto la sua con grande nobiltà. La Lamborghini faceva invece un sibilo all’anteriore destra, la sospensione. L’operaio torna a casa con qualche euro in meno, ma si sente fiero per quell’applauso. “Bravi ragazzi, clap”. Qualcuno in campo invece mormora dell’arbitraggio, che così non va. Non mormora lo stesso dell’arbitraggio che invece gli sta dando il campionato italiano. Così non va. Si spegne ormai la luce sul comodino, domani sveglia alle quattro e mezza per timbrare il cartellino alle cinque, meno soldi in tasca ma è talmente bello uguale mentre in testa riecheggia un clap clap che sembra un tamburo, mentre in un bel ristorante un calciatore si concede un ricco vino bianco accanto all’orata, che il giorno dopo finalmente Lamborghini.