
“Un’ora sola ti vorrei” è un film documentario di Alina Marazzi – nelle sale adesso con “Vogliamo anche le rose”. È la storia di sua madre, della sua famiglia, dell’abisso della depressione. Ne scrivo su Libmagazine (clicca qui). E ora ci penso un altro po’. Dico che una costruzione così, che si spinge nell’autobiografismo con profonda penetrazione, può essere superficialmente tacciata di presunzione. Bene.
La presunzione di aver dentro qualcosa da cavare che possa interessare – che debba interessare – anche a coloro che da quel dentro sono per inequivocabile natura esclusi. La presunzione, però, barcolla, cade, crolla, s’estingue e in fine sparisce se ciò che affiora da dietro alle pareti è bello. La bellezza si nutre di presunzione, non v’è per essa altra strada. Alina Marazzi è bella.
