Così, nel baccano, ne è morto un altro. È comoda consuetudine in casi del genere, quando il morto è un tifoso di calcio, e indipendentemente dalla pertinenza della disgrazia all’evento sportivo, che nei rettangoli verdi si commemori i
l fatto con un sano minuto di silenzio. Una reazione vuota oltre che comoda, come se da quel silenzio possa in qualche modo essere estratto un elisir. Ma non accade, giacché il silenzio abbisogna per sua natura di una sufficiente presenza di ragione perché sia reso fecondo.
Si trasforma quindi in una pausa, un’acquietante interruzione del filo logico che si fa rotta parallela di quell’altra interruzione, di quel minuto di baccano in cui, per ragioni – o torti – insondabili, ragazzi nel fiore delle forze tendono oltre il limite. Il silenzio e il baccano hanno lo stesso materiale linfatico, e nel loro reciproco richiamarsi giace il segreto del pasticcio che rende inesorabilmente cicliche queste vicende. Ieri Badia al Pino, oggi Crocette nord: cambiano le circostanze e il luogo, ma restano, in rigida successione, baccano e silenzio. LEGGI TUTTO
(libmagazine)
