lunedì 15 dicembre 2008

cinemuna: joseph ratzinger in "come dio comanda"


Scrivi anche tu con Metil!

Il vecchio dilemma sul reale potere di Cesare, burbero nobilotto locale dalle finanze mal ridotte, in una provincia eccitata dalla propaganda reazionaria di Risto, un giovane e barbuto comunistello rom. Questo lo scenario in cui agisce Giuseppe – soprannominato dagli amici “ben detto” perché ha quasi sempre ragione, e quando non la ha sa a chi far parlare in sua vece per appropriarsene. Ben detto ha un cruccio: egli sa di poter ergersi a rappresentante di una nuova moralità ma i suoi compaesani sembrano ostinati a non voler riconoscere le sue doti da illuminato. Proprio a questo punto il regista – un testardo e visionario Salvatore Adognicosto, già autore di “L’ultimo comandamento è: penso io per te” e di “Lazzaro, prima cammini come si deve e poi forse ti alzi” –, sondando la realtà metropolitana più underground, inserisce potenti interrogativi su quale sia il senso della vita: se la vista, l’olfatto, il tatto o il gatto. Ebbene, il film di risposte ce ne fornisce, ma senza eccessiva convinzione, così da farci dubitare sulla scelta del protagonista ben detto di optare per la Via Violenta, quella perpendicolare alla Via di Damasco, di fianco alla stazione centrale. Lì, in un tono epico di rara ampiezza, ma con un realismo esasperato e crudo, avviene il duello finale tra ben detto e il giovane predicatore rom al quale tuttavia Giuseppe s’era ispirato. In gioco c’è il ruolo di contendente di Cesare, e come in ogni lotta intestina la storia vuole che a prevalere sia la fazione estremista.

procuratori mattacchioni

qui c'è un'altra vignetta

domenica 14 dicembre 2008

d'alema annega veltroni: nessuna verità

In questo giorno gaio in cui la squadra del boss d'Italia dimostra di non sapersela cavare coi propri mezzi, senza il rigorino generoso, e somiglia sempre più al peggior Real Madrid incapace di cambiare ritmo come una fiat 127 con un bananone infilato sù per la marmitta... in questo giorno in cui se potessi chiederei a Ronaldinho come mai non samba più, ma evidentemente non posso perchè i suoi compagni sono stati schiaffeggiati sonoramente da pulzelli imberbi e cazzuti... in questo giorno in cui la mia parte argentina o zingara se ne fotte di come il buon tono medio la tacci di cafoneria scelgo di parlare d'altro.
Su Libmagazine scrivo dell'ultimo di Ridley Scott: Nessuna Verità

venerdì 12 dicembre 2008

lunedì 8 dicembre 2008

sabato 6 dicembre 2008

venerdì 5 dicembre 2008

Senza uguaglianza la democrazia è un regime

(...) se sia in corso, o se si sia già realizzato, un cambiamento di regime, dal punto di vista decisivo dell' uguaglianza. In ogni organizzazione di grandi numeri si insinua un potere oligarchico, cioè il contrario dell' uguaglianza. Anzi, più i numeri sono grandi, più questa è una legge "ferrea". E' la constatazione di un paradosso, o di una contraddizione della democrazia. Ma è molto diverso se l' uguaglianza è accantonata, tra i ferri vecchi della politica o le pie illusioni, oppure se è (ancora) valore dell' azione politica. La costituzione - questa costituzione che assume l' uguaglianza come suo principio essenziale - è in bilico proprio su questo punto. Noi non possiamo non vedere che la società è ormai divisa in strati e che questi strati non sono comunicanti. Più in basso di tutti stanno gli invisibili, i senza diritti che noi, con la nostra legge, definiamo "clandestini", quelli per i quali, obbligati a tutto subire, non c' è legge; al vertice, i privilegiati, uniti in famiglie di sangue e d' interesse, per i quali, anche, non c' è legge, ma nel senso opposto, perché è tutto permesso e, se la legge è d' ostacolo, la si cambia, la si piega o non la si applica affatto. In mezzo, una società stratificata e sclerotizzata, tipo Ancien Régime, dove la mobilità è sempre più scarsa e la condizione sociale di nascita sempre più determina il destino. Se si accetta tutto ciò, il resto viene per conseguenza. Viene per conseguenza che la coercizione dello Stato sia inegualmente distribuita: maggiore quanto più si scende nella scala sociale, minore quanto più si sale; che il diritto penale, di fatto, sia un diritto classista e che, per i potenti, il processo penale non esista più; che nel campo dei diritti sociali la garanzia pubblica sia progressivamente sostituita dall' intervento privato, dove chi più ha, più può. Né sorprende che quello che la costituzione considera il primo diritto di cittadinanza, il lavoro, si riduca a una merce di cui fare mercato. Analogamente, anche l' organizzazione del potere si sposta e si chiude in alto. L' oligarchia partitica non è che un riflesso della struttura sociale. La vigente legge elettorale, che attribuisce interamente ai loro organi dirigenti la scelta dei rappresentanti, escluso il voto di preferenza, non è che una conseguenza. Così come è una conseguenza l' allergia nei confronti dei pesi e contrappesi costituzionali e della separazione dei poteri, e nei confronti della complessità e della lunghezza delle procedure democratiche, parlamentari. Decidere bisogna, e dall' alto; il consenso, semmai, salirà poi dal basso. (...)

Di Gustavo Zagrebelsky, su Repubblica, via Malvino

giovedì 4 dicembre 2008

Bassolino e Iervolino nel nuovo film di Veltroni


silenzio, parla pinocchio


Una zolla di conosciumi è. Reticoli che a ogni giunco rilasciano un grammo di schiuma. Quella sostanza appiccica ma, se ben trattata dall'alchimista degno, può trasformarsi in grano. Il consumismo non è un'aberrazione. Quanto non lo è quella vecchia forza all'erezione, cioè alla comodità. Tutto può essere manico o lama a seconda dell'ambizione del soggetto alla comodità. Però ora zitti. Facciamo parlare colui che dalla pancia in fondo al mare deve a forza conoscere dinamiche innovative e disconoscere i motivi per cui in superficie si vendono le favole.

mercoledì 3 dicembre 2008

Enola Gay, back to hell

Cioè pelli squagliate, botti e controraffiche. Riapro il blog perché oggi la mia testa dice così. Si’ facendo dico di sì. Il tempo arretra: s’inceppa la faretra, l’acqua passa e i ponti son cappelli. Gli amici, i nemici, i mammut e i fratelli. Il presidente nero paraponziponzipò, il presidente scemo paraponziberluscò. L’ambrogino, il cribbio-cioccolatino, l’autista della Rolls, le piene delle balls (oo→OO).
Pensa che, tanta era la distanza, mi si sfece la creanza quando all’alba, in una stanza, giunse il tale della ansa, per dicérmi in lontananza :“Guarda, Muna, te lo accenno, te lo accenno poco poco e non ti pigli tracotanza, ma pare, pare proprio così pare, che a Pompay dopo il vulcano è arrivato ‘o mussulmano!”.

Tremino! Tremino loro e tutto l’apparato:
il monaco lascia l’eremo…
…‘o muonaco è turnato!